Malatesta : Rimini

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Romagna: le signorie

Rimini, Ravenna, Forli, Faenza, Imola

Le fazioni

In Romagna le signorie emersero fra il '200 e il '300. Alla fine del '200 risultavano affermati i Da Polenta a Ravenna, i Malatesta a Rimini; all'inizio del' 300 si affermarono a Forlì gli Ordelaffi e successivamente i Manfredi a Faenza e gli Alidosi a Imola.

Le grandi famiglie erano veri e propri clan familiari che comprendevano oltre ai consanguinei e ai parenti acquisiti domestici, servi e perfino schiavi. Questi clan erano spesso divisi in più "case", cioè in più rami, che però non cessavano di fare riferimento ad una medesima gens. Comprendevano perciò decine e talora centinaia di individui, senza contare che si circondavano di clientele e che potevano contare su alleati stabili o occasionali.

Le sanguinose contese di fazione, che fecero della Romagna il teatro di feroci crimini, in parte furono originate dall' assenza di un potere centrale. Le lotte per il predominio e la conquista del potere avevano ovunque preso a pretesto il conflitto di potere fra il papa e gli imperatori germanici.

Si chiamavano guelfi gli schieramenti favorevoli al Papa, e ghibellini quelli schierati con l'Imperatore. Lo scontro, nato con Federico I Barbarossa, che rivendicava il primato universale dell'imperatore, durò quasi due secoli, fino alla morte di Federico II (1250). Il papato, sostenitore dell'universalità della monarchia papale, ne uscì vittorioso.

Nella lunga e tormentata "lotta per le investiture" fra il papa Gregorio VII e l'imperatore Enrico IV, l'Emilia orientale e la Romagna sotto la giurisdizione degli arcivescovi di Ravenna - furono a lungo schierate dalla parte imperiale e anche Rimini fu a lungo fedele a questa fazione. Qui i ghibellini erano capeggiati prima dalla famiglia degli Onesti e poi dai Parcitadi, che già dal sec. XII si erano assicurati il governo della città. A capo della fazione guelfa erano i Gambacerri.

Nel 1248, con la sconfitta di Federico II a Parma, la Romagna non rinnovò il suo giuramento di fedeltà, e la maggior parte delle potenti famiglie riminesi passò alla parte guelfa: fra esse i Malatesta, ghibellini di vecchia tradizione.

La famiglia, originaria di Pennabilli, apparteneva alla nobiltà rurale, e sul finire del XII secolo, data a cui risalgono le prime notizie, non era ancora molto potente.

MALATESTA DA VERUCCHIO. Sul piano politico l'ascesa dei Malatesta si consolidò all'indomani del 125O, quando Rimini, dopo essere stata ghibellina, divenne una roccaforte guelfa. L'egemonia della famiglia si costruì mettendo fuori gioco le famiglie più potenti, come i Gambacerri e gli Omodei, e soprattutto i Parcitadi, definitivamente sconfitti nel 1295.

Lo scontro finale si svolse all'insegna dell' inganno: allo scoppio di violenti tumulti fra le fazioni, Malatesta finse di aderire alla pace e licenziò apparentemente le sue truppe. Al sopraggiungere della notte, i fedeli malatestiani rientrarono però nella città attraverso la porta del Gattolo controllata dai Malatesti e fecero una strage dei ghibellini. I Parcitadi fuggirono da Rimini e furono costretti dalla Chiesa e dal Comune a non farvi più ritorno. L'ascesa dei Malatesta non fu sentita come un ostacolo alla libertà cittadina, ma venne intesa come uno strumento per assicurare la pace interna.

Sconfitti i Parcitadi, Malatesta da Verucchio pose nel 1295 le basi della signoria: ottenne modifiche nell' assetto istituzionale del Comune a favore della sua famiglia, ed in particolare riuscì ad esautorare il patriziato locale dalle sue prerogative. Gradualmente i Malatesta consolidarono la loro influenza sulla città grazie all' esercizio della podesteria, mantenuta fra il 1301 ed il 1320; limitarono le funzioni degli organi del governo cittadino, affidarono la struttura burocratico-amministrativa ad elementi fedeli, occuparono le istituzioni laiche ed ecclesiastiche.

Dal 1355, quando divennero vicari papali, i Malatesta rafforzarono il loro dominio, che fu incontrastato fino al '50O. Dal controllo di Rimini si costruì la signoria territoriale, che si estese verso sud nella marca anconetana sino a Fano, e ad ovest fino a Cesena.

Definito da Dante «il mastin vecchio» (Inferno, XXVII, 46), Malatesta da Verucchio meritò per la sua longevità (1212-1312) l'appellativo di "Centenario"; in giovinezza, per il suo coraggio fu anche chiamato "l' Audace". Come era in uso a quell' epoca, i matrimoni suoi e dei figli servirono per stringere alleanze politiche e militari. Si sposò tre volte: da Concordia (che portò in dote le tenute della Torre di San Mauro e del Gualdo di Savignano) ebbe tre figli, due dei quali Paolo "il Bello" e Giovanni "Gianciotto", ossia "Gianni lo Zoppo", marito di Francesca da Polenta furono i protagonisti della tragedia familiare divenuta celebre grazie a Dante Alighieri, e ricordata da poeti e drammaturghi di tutti i tempi.

Paolo e Francesca