Malatesta : Rimini

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Da Carlo a Sigismondo

In Emilia Romagna le signorie, che si andarono rafforzando fra il '300 ed il '400, non furono in grado di esercitare il ruolo di centri di aggregazione su scala più ampia, come avvenne altrove, e continuarono ad essere influenzate dalle signorie più potenti.

In Romagna perdurarono guerre e ribaltamenti di alleanze, per l'incapacità stessa del papa di controllare con efficacia i propri territori. Pur con questi limiti la signoria malatestiana divenne la maggiore delle signorie romagnole, ed allargò il suo raggio d'azione su tutta la penisola italiana grazie ai suoi componenti, che furono valenti uomini d'arme, politici influenti e ministri di principi: da Pandolfo III signore di Brescia e Bergamo, condottiero di Gian Galeazzo Visconti, a Carlo, politico e diplomatico fra i più brillanti del suo tempo, a Sigismondo, che sarebbe divenuto il signore-condottiero fra i più potenti e temuti della penisola.

Il governo di Carlo (1385-1429) viene ricordato come un periodo di pace ed uno dei più fortunati per la storia cittadina. Seppe distinguersi per le capacità politiche e diplomatiche esercitate presso gli altri potentati e per la capacità di riassorbire i contrasti e le tensioni sociali all'interno della città. In particolare, si distinse per il ruolo di mediazione svolto nella contrapposizione di papi ed antipapi alla guida della Chiesa, che aveva avuto inizio nel 1378.

Carlo portò al concilio di Costanza, riunito nel 1414 per affrontare la contemporanea esistenza di ben tre papi, la rinuncia del papa romano Gregorio XII. La missione gli giovò la conferma dell' incarico di Rettore di Romagna. Inoltre Martino V per ricon°scenza aggiunse Osimo, Sarsina e altri luoghi al Vicariato già concesso a lui e ai suoi predecessori, ed assegnò a Pandolfo III, come vitalizio, Bergamo e Brescia.


Carlo tentò di ridare impulso alla vita urbana secondo un autentico spirito religioso. Decretò l'abolizione di riesumate pratiche idolatriche, introdusse l'osservanza delle feste religiose. Si contraddistinse per l' equilibrio e la giustizia del suo governo. Riadattò le mura cittadine, sistemò il porto alla foce del Marecchia, che aveva subito seri danneggiamenti per le continue piene del fiume. La sua foce fu imbrigliata e regolarizzata nel 1417. Ciò favorì la ripresa dei traffici e diede impulso all' edilizia. Dietro la prosperità economica della signoria di Carlo si nascondeva però la crescente dipendenza da economie commerciali e finanziarie esterne. I traffici mercantili e marittimi erano infatti monopolizzati dai veneziani; forte era la presenza dei banchieri fiorentini.

Carlo morì nel 1429 senza lasciare figli. Si aprì una grave crisi dinastica. I fratelli erano deceduti senza eredi maschi, ad eccezione di Pandolfo lI!, che alla sua morte (1425) aveva lasciato tre figli naturali (Galeotto Roberto, Sigismondo e Domenico). Per assicurare la successione al Vicariato pontificio, Carlo aveva ottenuto dal Papa la loro legittimazione. Alla morte di Carlo, papa Martino V la ritirò, ma la rivolta del popolo di Rimini costrinse il pontefice a riconfermarla. Seguirono i tre anni di governo del primogenito Galeotto Roberto, rivelatosi però del tutto inadatto al compito per la sua propensione alla vita religiosa. Ritiratosi in monastero a Santarcangelo, morì prematuramente consumato dalle severe pratiche di disciplina, trasmettendo a Sigismondo la signoria. Galeotto Roberto fu proclamato beato.